Arnaldo Romani Brizzi

Tessitrice di Pittura

Sto osservando da vicino, da molto vicino, un dipinto di Lucia Ragusa; entrando nella trama, nell’ordito tessuto dal suo pennello. Quanto può essere preziosa la scoperta della intima natura astratta del fare pittorico, anche quando il risultato insegue l’immagine, la definizione figurale più o meno stretta? Il dipinto che sto osservando è di piccolo formato, cm 29 di altezza per cm 18 di base, un olio su tavola; lo posso tenere in mano, stringerlo e accarezzarlo con l’emozione necessaria a condividere tutte le vibrazioni e le energie e le delicatezze che il pennello tessitore di Lucia Ragusa ha saputo determinare. Ci sono dei bianchi e dei rossi carminio, quel colore tratto da insetti disseccati, che si amalgamano in una convinta pastosità; contrapponendosi a verdi in cui forte è la presenza del blu cobalto, sino a una lieve, quasi impercettibile, traccia di giallo. Il piccolo dipinto parla di un giardino, di un fiore, di una rosa; ed ecco che tutta la preziosità della sapienza al femminile mi si traccia nella memoria, dalla rosa di Gertrude Stein ( la rosa che ritorna sempre a se stessa nella fiera proclamazione della tautologia), alla perizia giardiniera tanto affrontata e tanto narrata da Vita Sackville- West (così come  anche possibile ammirare nel celebre White Gardennel Giardino di Sissinghurst, il giardino più visitato d’Inghilterra). E altre suggestioni il cui scrigno aprirò tra breve, poche righe più avanti. Piccole miracolosità di un dipinto osservato con devozione, arte che rimanda ad altra arte, arte capace di rendersi evocazione di pensiero e di sapere. Con semplicità, però, con autentica discrezione.

Perché Lucia Ragusa è così: solitaria e gentile, in un mondo di sentimento ineffabile, che tutto si concede, in forma appartata, alla meditazione sul colore e alle declinazioni dello stesso. Rara specie, ormai, quella di chi dipingendo fa territorio di propria interiore conoscenza, tornando di continuo sugli stessi itinerari narrativi, per poterli sempre più chiarire a se stesso. Lo sguardo e l’interesse di Lucia Ragusa vanno alla bellezza della natura, ma nel contesto intimo di giardini privati e casalinghi, di un ambito familiare ( c’è lo dicono alcuni titoli, come Nel giardino di mia madre all’imbrunire, dittico vibrante di una visione ravvicinata che osa sfaldare la certezza delle linee; e anche Sulla veranda di Romana e l’intensissimo Le ortensie di Romana ) che diviene una sorta di riedizione dell’ hortus conclusus, dove possibile si rende, senza timori, un vivere sicuro tra gli andamenti della bellezza agitata dal vento; un vento leggero.

Se anche e a volte Ragusa non sembra dimenticare certe lezioni tradizionali di massima diffusione visiva, certe cadenze impressionistiche, più o meno dichiarate, e a volte autentici omaggi alla memoria (si veda La finestra e gli alberi) che quasi non possono non rinviarci a Giverny, ella poi si attesta dalle parti di una materia esplosiva, più infuocata, memore in questo caso della terra vulcanica di Sicilia che accoglie la sua esistenza (in questo ci conforta la serie de I fiori di Bruna e la loro ombra, dipinti abbaglianti di aranci e rossi arrugginiti, ognuno dei quali si consegna al confronto di un calore in debito con folate di Scirocco africano). E, come i fiori, i chichingeri (o alchechengi che dir si voglia), bacche saporite ed estetiche avvolte in calici dall’aspetto di fragile carta, che ci riconducono sempre a Bruna, a questo microcosmo fatto di intimissime dimensioni del sentimento, di un privato, da cui e però lo sguardo ravvicinato, già rilevato, sa rinviare a visioni di uno stupore quasi religioso perché pregno di innocenza dello sguardo, che è innocenza spirituale.

L’albero blu, come anche L’albero e le rose ci conducono in zone abbaglianti dove il sole, senza dichiararsi e forse senza nemmeno essere citato, appare per epifania di biancore che tutto attrae a se stesso, che tutto pretende nella concezione della visibilità. E’ una manifestazione di bianco (pur acclimatato nella vicinanza e nella mescolanza di altri colori) che non lascia spazio se non per lo stupore che, spesso e più che spesso, la bellezza della luce riesce a determinare. Sono dipinti pronti a emettere note musicali, avvolgenti e melodiche.

Mi viene così da pensare e da ricordare un altro giardino, oltre al citato di Vita Sackville- West: un giardino musicalissimo che fu di Sir William Walton e di sua moglie Susana,La Mortella nell’isola di Ischia. In quel giardino (che inizialmente Sir William aveva realizzato con la consulenzadell ’architetto di paesaggi Russell Page, e nel quale, dopo la sua scomparsa, si sbizzarrì sino all’ultimo la vivacissima Lady Walton) il grande musicista britannico compose il meraviglioso concerto per violoncello e orchestra, come anche la Seconda Sinfonia, solo per citare due dei tantissimi capolavori dell’impareggiabile compositore che proprio in quel giardino, magico e a volte visionario,  furono “vissuti” con pieno sentimento di adesione. In queste musiche e nel giardino di Ischia, e nei dipinti di Lucia Ragusa, sento e ritrovo quel senso appartato dal mondo, in un prezioso ritiro dell’anima, quel fruscio di vento e di acque scorrevoli e irriganti, quell’andamento di luce e ombra, di chiarori e poi rabbuiamenti, la morbidezza di linee naturali, come angoli improvvisi e scrabrosi, ma raddolciti da melodie: musicali in Walton, pittoriche in Lucia Ragusa. Ecco come, quindi, lo scrigno di certi segreti artistici si può aprire alle suggestioni di commistioni in ragioni di fraterna bellezza:le pennellate tessitrici di Lucia Ragusa mi hanno fatto volare, quindi, in fantasia e sentimento, da giardini e terrazze siciliani a un giardino ischitano e un altro britannico. Non solo e meramente  per questioni botaniche di piante e di fiori, ma per una traccia poetica di quella difesa della  propria intuizione, di quel sano atto del respiro che induce e conduce all’ispirazione, e che quando è consapevole di se stesso e del proprio portato non deflette da quella che è la pertinente territorialità, la poetica personale capace di generare, di mettere al mondo un mondo, che solo rinvia a se stesso, compiuto e autosufficiente.

Come Penelope, quindi, tessitrice inesausta di una tela che non vuole arrivare a fine, nell’attesa della compiuta speranza, Lucia Ragusa tesse la trama del proprio fare pittorico, con la musicalità delle cromie, così simile alla musicalità delle crome; svolgendo il proprio fare, l’azione dell’arte, con l’ostinata dedizione che compete a una ricercatrice del bello.

Franco Sarnari

La Natura come Madre di tutto

Una natura quieta, quella di Lucia Ragusa, che conserva quei luoghi appena decantati dalla velocità dei mezzi di comunicazione e delle proposte computerizzate. Tutto è appena più distante, come velato, sospeso. Magari, da poche ore immesso in un contesto avvolgente, dove la natura si dà alla vista con un giuoco di colori stemperati, come già un ricordo. A volte entrano nello spazio alcuni cancelli, che trattengono, ancora per un poco, una immagine allontanata da un rapido consumo, a volte arabeschi che giuocano un ruolo compositivo, oltre che separare la natura retrostante, affinché non invadano né superino quei confini di quiete osservata, quasi ritrovata tra i sussulti di un tempo precario inattendibile.

Questo è quello che mi piace di Lucia Ragusa, oltre il suo bel volto, di saggia benevolenza e stupore, come la natura da lei dipinta. Natura come madre di tutto. La natura trattiene una lenta osservazione, per riemergere fresca di incanto. I colori ovattati oscillano variegati dai gialli ai verdi tonali, rapidi brillii di bianche fluorescenze. Tutto si svolge nel silenzio di una superfice senza profondità nè stravolgimenti plastici, uno spazio-tempo che dilata e scopre, tra una foglia e l’altra, un muro, lo stipite di una porta.

La profondità non è prospettica, tutto si svolge nell’osservazione pacata e rassicurante che questi colori, appena materici, riescono a comunicare, tra le arabesche volute dei rari cancelli; i quali aiutano a leggere l’intreccio compositivo, distante e breve come una nostalgia. Un sentimento della ragione che mai disunisce. Ecco, è questa natura, questo sentimento lucido e consapevole che mi piace di Lucia Ragusa, a lei il mio grazie riconoscente. 

Elisa Mandarà

Della pittura di Lucia Ragusa

È la rosa, la calla, la mimosa. Fiori languidamente risolti in una pittura che non definisce ma allude, oppure proiettati, nella certezza del segno, in uno spazio che il racconto direbbe cielo o interno o giardino. Ma che l'occhio deve riconoscere come pittura.

In una interazione fluida, dinamica tra oggettività e soggettività, tenendo ferma la lezione degli Impressionisti e le successive razionalizzazioni postimpressioniste, Lucia Ragusa si presenta con la personalità del proprio linguaggio, ove il colore, depositato a brevi tocchi o assecondando una regolare distribuzione, riesce a imprigionare la luce, a catturarne l'impalpabile solarità e la baluginante freddezza, conseguendo l'effetto complessivo di una situazione naturale. che oltrepassa la puntuale esatta restituzione del dettaglio realistico.

È una pittrice Lucia Ragusa, essenzialmente pittorico è il suo lavoro. La coerenza dei temi testimonia l’interesse poetico per il soggetto, che non è inteso come puro pretesto figurativo. Ma l'attenzione dell'artista non si risolve nella imitazione del vero naturale, bensì in una pittura che cerca in sé stessa la propria ragione d'esistere. Non si vuole negare la felicita lirica della scelta di oggetti percepibili come simbolici quali la finestra, il cancello, il fiore. Non potremmo parlare di uno spostamento nel concettuale dello sguardo di Lucia Ragusa. che resta nell'ottico. Ma è altrettanto vero che la pittrice, partendo dalla nudità di immagini vere, connesse alla bellezza visibile dell'esperienza quotidiana, ha conquistato una forma a valori durevoli, a un volto non accidentale del mondo. Poiché anche la semplicità può portare all'universale, poiché nell'essenza pura delle cose vi è la loro speranza di eterno.

Rosanna Ricci

Lucia Ragusa: il colore come espressione dell’anima

Ciò che definisce l'opera di Lucia Ragusa è l'esperienza. Il suo curriculum ne è la testimonianza: diploma in pittura e disegno, qualifiche in restauro archeologico, in mosaico, in ceramica, in scultura. Attualmente è docente di decorazione e scultura, inoltre al suo attivo ha un percorso espositivo venticinquennale. Lucia Ragusa non è però solo un'esperta esecutrice di forme ben fatte, ma è soprattutto un'artista che sa donare, a chi osserva le sue opere, la stessa vitalità e la forte canea di emozioni che lei prova davanti ad un paesaggio, ad un fiore o ad un oggetto. Tutto questo mette in moto una creatività libera e feconda, ma sempre rigorosa nella proposta estetica. Nelle opere è presente un percorso immaginativo che sfugge ad un inquadramento semmai obbligato dentro una corrente pittorica. Al massimo si può parlare di una personale adesione a forme figurative, trasfigurate però da originali tagli compositivi e da una visione della natura che invita alla riflessione. La scelta del paesaggio permette interrogativi sulla realtà, perché, superando il canone restrittivo dell'oggettività, i risvolti poetici consentono di spaziare in più ampie dimensioni. La dedizione all'arte offre a Lucia Ragusa la suggestiva possibilità di confrontarsi con la natura e, nello stesso tempo, di riflettere sull'importanza dell'arte come medium per comunicare emozioni e interpretazioni personali su ciò che la realtà offre. Ne consegue che l'abilità tecnica e una evidente sensibilità nell'uso del colore e della luce offrono risvolti pieni di poesia. Ovviamente rispetto alle prime opere, l'ampiezza culturale derivata dai molteplici interessi ha influenzato il linguaggio pittorico della Ragusa rendendo l'immagine ricca di implicazioni che      hanno origine non solo nell'introspezione, ma anche nei riferimenti a tanti elementi (tecnici, espressivi) che appartengono alla sfera mentale dove tutte le conoscenze ed esperienze anche minime si depositano.

Un aiuto per poter cogliere i sedimenti che fan parte dell'immaginario dell'artista è rappresentato dalla scelta dei colori che si aprono al dialogo con la realtà ma anche con l'aspetto più intimo della personalità dell'artista. I timbri e i toni fotografano, appunto, un modo intimo, e quindi personale, di costruzione dell'immagine. Lucia Ragusa riesce, in questo modo, a sintetizzare, nella produzione attuale, le esperienze artistiche ed umane che hanno alimentato, nel tempo, la sua ricerca espressiva sia essa pittorica, scultorea. Ciò che conta, soprattutto nella pittura, è la capacità di far vibrare i colori, rendendoli talora più drammatici attraverso gli impasti materici nei quali l'anima si specchia: nel tentativo di inseguire la parte nascosta della realtà. La composizione prospettica di un paesaggio, di un giardino o di un interno possiede un preciso rigore, ma quel che colpisce, ad esempio nei molti giardini rappresentati, è la presenza di cancelli che, pur non precludendo la visione dell'interno, in pratica sono uno sbarramento che impedisce un contatto diretto. Nonostante la sinfonia dei colori colma di poesia, nelle opere si avverte talora un senso di solitudine e di inquietudine anche quando i fiori sono nel pieno rigoglio della loro fioritura e i giardini ricchi di vegetazione. Queste opere sono, in altre parole l'autobiografia di Lucia Ragusa, del suo rigore nel fare arte, ma anche dei silenziosi moti del suo animo sensibile.

Paolo Giansiracusa

...il campo della pittura e della scultura vede l'affermazione di giovani artisti fortemente interessati al recupero dei valori sia dal punto di vista estetico che da quello tecnico. In questo contesto culturale va inquadrata l'esperienza artistica di Lucia Ragusa, artista sensibile ed aperta ai nuovi orientamenti dell'arte europea. Ciò si evince in particolar modo dalla sua recente produzione pittorica legata al racconto cromatico segnico del fogliame...

Francesco De Grazia

...nella sua pittura un solido e vivo colorismo traduce, in una personale sintassi, il gioco di corrispondenze fra dati visivi ed emozioni interiori, rivelando che l'elemento figurativo in verità è solo un'occasione per evocare sintonie di suoni interiori...

Giuseppina Radice

...in una mimesi più apparente che reale si agitano le sue percezioni, la sua vitalità, i suoi pensieri a conferma di quel legame esistenziale che esiste tra l'artista e la sua opera. La foglia ha una precisa valenza affettiva: è il suo oggetto transazione cui attingere quella sicurezza necessaria per esprimere attraverso cromie accese e brillanti, attraverso l'introduzione di elementi per lei significativi, in una rigorosa coazione a ripetere, il suo ritratto psicologico. Dalla certezza dell'oggettività, attraverso una soggettività del vedere, la proiezione dei suoi impulsi affettivi...

Francesco Lucifora

...regala visioni di pacifica natura, giocando con punti di visione sognanti e furtivi, quasi spiando ora da un cancello ora dalle fronde l'evento o l'assenza di esso. Perché la singolarità di alcuni lavori di Lucia Ragusa si caratterizza nell'inquadratura, quasi cinematografica, della sopravvenuta assenza della figura umana indugiando sulla presenza scenografica di natura e oggetto che non abbisognano di altre icone per respirare vita propria all'interno della tela...

Marilena Torrisi

...nella sua pittura, l'energia della linea accompagnata dalla pienezza del colore rivela un abbandonato naturalismo privilegiato dal contatto con la natura mediterranea... le immagini di Lucia Ragusa, il cui "io" perfettamente integrato nella natura e nel cosmo, ne canta la bellezza con sentimento forte e malinconico in un'immagine vera, che è insieme l'invenzione di un personale mezzo espressivo...

Claudio Milluzzo

...in Lucia Ragusa si avverte quella caratteristica disinvoltura tecnica che è in grado di affrontare e risolvere la piccola e grande dimensione, pervenendo ai medesimi risultati rappresentativi. Nelle sue grandi vegetazioni dal taglio asciutto e moderno, c'è tutta la forza di una dinamica personalità che intende discendere le strutture ultime dell'oggettivo, per restituire, tramite esse, una lettura personale dell'evento che si fa incisivo soprattutto in quei tratti di colore che sono disegno volume e profondità...

Maria Froncillo Nicosia

...gli alberi riflessi nelle acque dei fiumi, le palme che aprendo i loro ventagli davanti alle case, sembrano invadere cancelli e balconi, cercando la luce, i fiori che nascono nei vasi di coccio oltre il muro del giardino, ci vengono incontro nelle tele di Lucia Ragusa una rappresentazione della natura che invade tutti gli spazi del suo immaginario, riportando anche noi in un mondo ove anche i nostri pensieri sembrano acquietarsi, naufragando nel verde...

Luigi La Rosa

...panorami che ricordano antichi pomeriggi di sole; le prospettive che indorano di bagliori montaliani la campagna accesa del mezzogiorno; i fruscii fra gli sterpi che non sappiamo se uditi o immaginati; i chiaroscuri, le cangianze che filtrano dai biondi ricami di foglie morte e che nutrono le pagine dei racconti con storie di famigliare ruralità. Ed è la campagna - in special modo la variopinta, festaiola, verde campagna siciliana - la sola, grande protagonista di quest’arte immediata, che punta al cuore delle cose per restituirne un ritratto felice e luminoso. Soprattutto quando il pensiero rintraccia le geometrie di una terra “parlante”, comunicativa, disponibile alle ipotesi palpitanti della mente e del cuore...

Giuseppe Baggione

...ha in sé, profondo, il senso della natura e dell'arte, attinge al profondo della sua formazione umana ed artistica per trarne fuori un'interpretazione degli aspetti naturali più intimi e segreti, lasciando però al gusto la possibilità di cogliere quelle visioni che si concretizzano attraverso i processi dello spirito...

Benedetta Farneti

...La pittura di Lucia è trasparenza, la luce che filtra attraverso le ringhiere ed i cancelli prelude a visioni di giardini misteriosi, a luoghi da esplorare che improvvisamente ci vengono raccontati con vigore di forme e di colori. È curiosità di varcare uno spazio protetto per esplorarne tutti gli anfratti, è forza, la forza di procedere nella ricerca mediante continue scoperte creando un percorso tutt'altro che usuale, è vitalità, un insieme di colori solari che esprimono la bellezza della natura.